LO SAI, MAMMA?

Lo sai, mamma, che lo svezzamento è la base dell’educazione alimentare del tuo bambino? Per questo è importante che il cibo sapori siano autentici. I consigli dei nostri esperti ti accompagneranno nella delicata fase della gravidanza e dello svezzamento. Leggi i loro approfondimenti per scoprire come e perché scegliere uno svezzamento biologico.

La colazione per i bambini: ecco perché è importante

colazione bambini Dopo il lungo digiuno notturno le scorte di glucosio diminuiscono e la prima colazione per i bambini ha un notevole significato nutrizionale, funzionale e metabolico: al termine del periodo di digiuno notturno, la prima colazione ha innanzitutto la funzione di fornire la disponibilità energetica necessaria per affrontare le attività della mattina e, più in generale, della giornata. La prima colazione: un pasto fondamentale per adulti e bambini Saltare la prima colazione induce il peggioramento della performance nelle prime ore della giornata stessa anche nei bambini: ad esempio, i piccoli manifestano una minore capacità di concentrazione e di resistenza durante l’esercizio fisico. Al contrario i bambini che consumano regolarmente una colazione adeguata hanno migliori capacità cognitive, livelli di attenzione più alti a scuola. Il miglioramento di tali parametri di performance non riguarda solo il periodo immediatamente dopo la colazione, ma si estende alle ore successive, e si osserva nei bambini e negli adulti. Sono almeno due i meccanismi biologici mediante i quali la prima colazione per i bambini può modulare favorevolmente la funzione cerebrale: mantenendo il rifornimento di nutrienti indispensabili per il sistema nervoso centrale e, a lungo termine, migliorando l’apporto nutrizionale complessivo della dieta. Per i bambini una prima colazione vissuta come abitudine “piacevole” nell’ambito del “contesto familiare” è un requisito essenziale per il suo mantenimento in età pediatrica e adolescenziale, ed è fondamentale per la prevenzione di stati di natura dismetabolica e di sovrappeso. E’ noto infatti che chi non fa colazione in modo adeguato è più soggetto a diventare obeso; in particolare i bambini che non fanno la prima colazione tendono poi ad avere fame a metà mattinata e spesso consumano panini con salumi, snack salati e troppo ricchi di grassi o troppo carichi di zuccheri, poco adeguati da un punto di vista nutrizionale. Ma come deve essere una colazione per i bambini ideale? Tutti gli specialisti sono d’accordo nel dire che, per essere equilibrata e completa, la colazione per i bambini e gli adulti deve contenere circa 20% delle calorie totali della giornata, e deve contenere principalmente carboidrati complessi pochi zuccheri semplici proteine e un po’ di grassi, deve essere varia, e consumata regolarmente. Quali alimenti scegliere per soddisfare tutti questi criteri? Ad esempio yogurt naturale con muesli e un frutto di stagione; latte di soia pane integrale alle noci marmellata e miele; latte di riso 4-5 biscotti integrali o al cacao (importante scegliere quelli con olio extravergine di oliva e non olio di palma o grassi vegetali); pane con un po’ di ricotta, caffe d’orzo e un frutto; un frullato di frutta con latte vegetale, qualche noce e un biscotto. Tutti questi esempi, forniscono energia e senso di sazietà prolungato che eviteranno spuntini inadeguati a metà mattina, quando un frutto o uno yogurt sono sufficienti per spezzare la fame. Si sconsiglia invece di bere solo un succo di frutta perché apporta zuccheri di facile utilizzo che, stimolano l’ormone insulina che metabolizza subito gli zuccheri semplici con risultato della comparsa di senso di fame immediato. Se il buongiorno si vede dal mattino, le buone abitudini alimentari si vedono a colazione insegniamo ai bambini fin da piccoli queste preziosa abitudine che li aiuterà a prevenire errori nutrizionali futuri.

Dopo il lungo digiuno notturno le scorte di glucosio diminuiscono e la prima colazione per i bambini ha un notevole significato nutrizionale, funzionale e metabolico: al termine del periodo di digiuno notturno, la prima colazione ha innanzitutto la funzione di fornire la disponibilità energetica necessaria per affrontare le attività della mattina e, più in generale, […]

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Additivi alimentari e salute dei bambini

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Un alimento si può definire adatto ad un bambino quando apporta corretti fabbisogni nutrizionali e non presenta rischi di contaminazione batterica o rischi di tossicità causati da di pesticidi o altre sostanze chimiche (metalli, tossine alimentari). Gli additivi alimentari: come riconoscerli L’industria alimentare o utilizza molti additivi alimentari, tra conservanti, coloranti, esaltatori di sapidità , antiossidanti. Se i conservanti e antiossidanti in alcuni alimenti sono indispensabili per evitare la deperibilità del prodotto in vendita al super mercato, sicuramente esaltatori di sapidità , coloranti, addensanti dolcificanti artificiali, non sono necessari se non a mascherare la materia prima scadente e la scarsa qualità nutrizionale del prodotto. La legislazione europea ammette più di 300 additivi e per legge, devono essere riportati, e vengono contrassegnati dalla lettera E seguita da un numero. Sono presenti in una grande varietà di alimenti inclusi quelli rivolti ai bambini, ma non tutti sono proprio sicuri e l’eccessivo consumo può provocare sintomi anche seri e causare allergie. Quali additivi evitare Tra gli additivi più pericolosi e da evitare, i polifosfati (E450/E452) presenti nei formaggini per bambini e formaggio, in salumi come prosciutto cotto, crudo, in alcuni prodotti veduti nei fast food, ai quali vengono aggiunti per rendere il prodotto più morbido e appetibile, conferendo l’aspetto untuoso. Possono provocare problemi digestivi e disturbi intestinali importanti, sequestrano il calcio all’organismo e possono creare disturbi della crescita. Altro additivo da evitare è il glutammato monosodico l’E620 – presente negli hamburger e nei formaggi contenuti nei alimenti di fast food, ma anche in ketchup e preparati per torte: abbassa la soglia di eccitabilità dei neuroni e provoca reazioni nel sistema nervoso parasimpatico. È responsabile di allergie e del tipico mal di testa e senso di nausea (sindrome del ristorante cinese) ed è stato recentemente associato ad obesità. I Nitriti e nitrati contrassegnati come E249, E250, E 251, E252, potenzialmente presenti come additivi in insaccati di tutti i tipi, prosciutto incluso, wurstel, carni in scatola e altri prodotti a base di carne, pesci marinati ma i nitrati possono essere contenuti anche negli ortaggi abbondantemente concimati specialmente quelli cresciuti in serra. Ostacolano il trasporto dell´ossigeno nel sangue, possono formare le nitrosamine cancerogene nell´apparato digerente. e possono provocare cianosi nei bebè. Nitrati e nitriti sono veramente molto diffusi, e fra le poche eccezioni di alimenti che non li contengono c’è il Prosciutto di Parma DOP non li contiene. Tra gli addensanti da evitare l’E407, la carragenina un prodotto di alghe spesso presente in alimenti per l’infanzia, biscotti, panna artificiale, dressing per insalate, gelati, paste surgelate. Non viene digerita e può provocare infiammazioni intestinali, come colite. I coloranti Concludiamo la lista di additivi alimentari con i coloranti indicati con le sigle da E100 a E199 il cui unico senso di colorare gli alimenti per attrarre l’attenzione dei bambini, pertanto inutili e in qualche caso dannosi da un punto di vista nutrizionale visto che alcuni destano delle perplessità. Particolarmente controversi sono i 7 coloranti identificati dallo studio cosiddetto Southampton nel 2007 pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet che rilevava un collegamento fra iperattività e somministrazione di sei coloranti presenti in bibite, caramelle merendine, in salse ketchup, nella frutta candita e nelle caramelle. Si tratta di: Tartrazina (E102), vietato in Svizzera; Giallo chinolone (E104), osservati anche effetti cancerogeni; Giallo Tramonto, (E110), possibile cancerogeno; A zorubina (E122) possibile cancerogeno; Ponceau 4R (E124), presente di frequente nelle bevande; Rosso Allura (E129); E122 o azorubina, che conferisce un colore rosso con sfumature bluastre, proibito in Norvegia, Svezia e Austria, perché, causa reazioni allergiche importanti in bambini e adulti che soffrono di asma e che sono allergici all’aspirina, agli antinfiammatori e ai farmaci antifebbrili. Ed ancora: l’E127 o eritrosina, di cui sono ricche le caramelle, i gelati la frutta sciroppata, a dosi elevate potrebbe far aumentare il rischio di incorrere nei tumori alla tiroide. Infine l’E131 che dà un colore blu scuro può determinare l’insorgere di allergie, di prurito, di nausea e di ipotensione e in alcuni soggetti anche shock anafilattico. Come difendersi? Innanzitutto leggendo bene le etichette e orientandosi sempre verso prodotti che non hanno aggiunte di additivi e sono privi di residui pesticidi: in questo caso avremo due vantaggi, il primo la certezza della materia prima e la seconda la sicurezza alimentare che per la crescita del bambino sano è importantissima.

Un alimento si può definire adatto ad un bambino quando apporta corretti fabbisogni nutrizionali e non presenta rischi di contaminazione batterica o rischi di tossicità causati da di pesticidi o altre sostanze chimiche (metalli, tossine alimentari).

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Il microbiota: la salute nasce dall’intestino parte II

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microbiota intestino Quale dieta è utile per nutrire un microbiota favorevole? Come già detto, sicuramente una dieta prevalentemente vegetariana, seleziona un microbioma più salutare in quanto l’alta quantità di fibre introdotte induce i batteri a produrre sostanze che abbassano l’acidità intestinale (pH), prevenendo cosi la formazione di batteri potenzialmente patogeni. Tuttavia si può avere un buon microbiota anche essendo meno restrittivi. Alcuni studi suggeriscono infatti che la dieta mediterranea sia ideale per alimentare i batteri “amici” e protettivi, in quanto prevede l’uso di alimenti anti-infiammatori, come ad esempio l’ olio extravergine di oliva, ricco di polifenoli e grassi “buoni”. Per un microbiota sano quindi, è consigliabile mangiare legumi (fagioli, ceci, lenticchie, cereali integrali a basso indice glicemico ( riso, orzo, farro, avena), molte verdure e moderate quantità pesce ricco di omega-3, dei grassi con potere anti-infiammatorio (alici, sgombri) o in alternativa utilizzare semi oleosi, come noci, semi di lino di girasole, che ne sono ricchi. Poca carne e pochi grassi animali come formaggi, burro e latte. Attenzione mamme : il primo microbiota si forma già nella vita intra-fetale e il nascituro sviluppa il suo microbiota che sarà in gran parte ereditato da quello della mamma, trasmesso attraverso la placenta, e successivamente col parto, con il contatto con la pelle e l’allattamento. E’ quindi importante che la mamma curi l’ alimentazione durante la gravidanza e nel corso dell ’ allattamento per favorire un microbiota favorevole, poich é questo dar à un imprinting determinante a quello del neonato per lo sviluppo cerebrale del feto e del sistema immunitario del neonato. Non è un caso se, i figli allattati al seno da mamme che soffrono di patologie intestinali, hanno più problemi di eczema, reflusso, scarsa crescita e afte. Inizialmente il microbiota del neonato è molto semplice e comincia ad arricchirsi e diventare più complesso nel primo anno di vita, e qui molto importanti sono le scelte alimentari corrette da parte dei genitori durante lo svezzamento ed in seguito.

Quale dieta è utile per nutrire un microbiota favorevole? Sicuramente una dieta prevalentemente vegetariana, seleziona un microbioma più salutare in quanto l’alta quantità di fibre introdotte induce i batteri a produrre sostanze che abbassano l’acidità intestinale (pH), prevenendo cosi la formazione di batteri potenzialmente patogeni. Si può avere un buon microbiota anche essendo meno restrittivi. Alcuni studi suggeriscono infatti che la dieta mediterranea sia ideale per alimentare i batteri “amici” e protettivi, in quanto prevede l’uso di alimenti anti-infiammatori, come ad esempio l’olio extravergine di oliva, ricco di polifenoli e grassi “buoni”.

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Vitamina D: a cosa serve e in quali alimenti è contenuta

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colazione bambini Tutti sanno che la vitamina D, è importante per metabolismo dell’osso e per la prevenzione di patologie scheletriche, poiché stimola l’assorbimento del calcio e il deposito di questo minerale nel tessuto osseo. Basse concentrazioni di questa vitamina nel sangue, sono principalmente responsabili di rachitismo, condizione oggi rara in Italia e tipica dell’età pediatrica, e di osteoporosi, invece assai più diffusa e sottostimata, che colpisce soprattutto le donne in menopausa, con una incidenza di 3.500.000 casi l’anno. Meno noto è che la vitamina D in realtà è importante per la prevenzione di molte altre patologie (cardiovascolari, infettive, sclerosi multipla, tiroidite di Hashimoto, diabete, ipertensione, tumori) e anche l’ Alzheimer, come dimostrato da una recente ricerca pubblicata sulla rivista Neurology. I risultati dello studio effettuato su 1680 soggetti hanno mostrato una associazione stretta tra livelli di vitamina D e decadimento cognitivo: gli adulti moderatamente carenti mostravano un aumento rischio del 53% di ammalarsi di demenza e del 69% di malattia di Alzheimer, che balzava al 122% e 125% rispettivamente in coloro che ne erano gravemente carenti. I consigli per evitare la carenza di vitamina D Purtroppo a causa dello stile di vita e della scorretta alimentazione, è sempre più frequente vedere oggi persone anche giovani con una carenza di vitamina D: ecco allora qualche indicazione per aiutarvi a mantenere livelli adeguati nel sangue. La concentrazione desiderabile nel sangue è >30 ng/ml, mentre si ha una insufficienza con valori tra 20-30 ng/ml o una vera e propria carenza quando le concentrazioni nel sangue scendono al di sotto di 20 ng/ml. Per non incorrere in una carenza ed assicurare un corretto metabolismo della vitamina D, sono importanti l’esposizione ai raggi solari, una buona funzionalità epatica e renale, una dieta adeguata e attività fisica regolare all’aria aperta. La sintesi della vitamina D avviene sulla pelle grazie ai raggi solari: per assicurare buoni livelli nel sangue è necessario esporsi al sole almeno per 15 minuti; poiché l’uso frequente di schermi solari, comunemente consigliati per la protezione del melanoma, bloccano allo stesso tempo la sintesi di vitamina, il consiglio è di scegliere orari in cui il sole è meno forte come al mattino presto. Le riserve di vitamina D normalmente però non durano oltre la stagione invernale ed è necessario seguire anche una dieta adeguata, che contribuisce al 20-30% del fabbisogno giornaliero di vitamina D. Le dosi giornaliere raccomandate sono di 15 µg (600 UI) di vitamina D nei bambini e adulti di età compresa tra 1-70 anni (comprese le donne in gravidanza e in allattamento), e di 20 µg al giorno in età superiori a 70 anni, che si raggiungono facilmente consumando 2-3 porzioni di pesce grasso (come sgombro, alici, sarde da preferire al salmone per rischio mercurio), o 2 uova a settimana e arricchendo le insalate con qualche fungo crudo, unica fonte vegetale di questa vitamina. Altri alimenti che contengono di vitamina D sono i latticini, ma occhio a non consumarne troppi per il potere acidificante e il contenuto in colesterolo di questi alimenti. Chi è particolarmente a rischio di carenze di vitamina D? Le persone sedentarie che escono poco e che si espongono poco alla luce solare, le donne in gravidanza, allattamento o in menopausa, chi segue una dieta vegana non bilanciata adeguatamente, o persone con la pelle scura poiché la pigmentazione cutanea riduce la radiazione UV-B che raggiunge le cellule che producono vitamina D. Cosa fare se si è molto carenti? Bisogna rivolgersi ad uno specialista che valuterà l’opportunità di ripristinare i livelli nel sangue con un integratore alimentare in una posologia da individualizzare in base alle esigenze specifiche.

Tutti sanno che la vitamina D, è importante per metabolismo dell’osso e per la prevenzione di patologie scheletriche, poiché stimola l’assorbimento del calcio e il deposito di questo minerale nel tessuto osseo. Basse concentrazioni di questa vitamina nel sangue, sono principalmente responsabili di rachitismo, condizione oggi rara in Italia e tipica dell’età pediatrica, e di osteoporosi, invece assai più diffusa e sottostimata, che colpisce soprattutto le donne in menopausa, con una incidenza di 3.500.000 casi l’anno.

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